Spore

ed altri esercizi poetici

Non collima

I desideri, quando si realizzano,
perdon sempre qualcosa.

C’è un divario incolmabile
tra il mondo immaginario e la realtà.

- È così anche per te?

O sarà tanta la dimestichezza
con l’esercizio della fantasia
che colgo subito le imperfezioni.

Le fragole, ad esempio:
quando me ne parlarono,
prima della mia nascita,
le immaginavo molto più strazianti
nella loro infantile ingenuità.

Io le farei così.

Se mi permetti un minuscolo appunto,
devi fare più pratica, Signore,
nel disegnare le cose piacevoli,
ce n’è tanto bisogno.

E manchi sempre il segno
di una sciocchezza appena.

“Fermati, vïator, se saper vuoi
l’essito de la mia vita meschina:
Gaspara Stampa fui, donna e reina
di quante unqua puttane fûr tra voi.
M’ebbe vergine il Gritti, ed ho da poi
fatto di mille e più cazzi ruina;
vissi sempre di furto e di rapina,
m’uccise un cazzo con gli èmpiti suoi.
Vergai carte d’amor con l’altrui stile,
che per quel fatto i versi mi facea
il Fortunio, compare mio gentile.
Va’ in pace, e, per temprar mia pena rea,
inestiami col membro tuo virile,
ché sol quel, mentre vissi, mi piacea.”

– Autore ignoto, Epitaffio infamante per la poetessa Gaspara Stampa

Neanche il guizzo stimolante di due versi ben fatti
allieta questa scialba serata di primavera…
Se taci, musa sterile, non guardarmi nemmeno.

Le persone segnate dal dolore
dell’anima hanno un fascino speciale:
come se Dio, per compensar l’errore,
a volte concedesse ad un mortale

una misura di luce maggiore
di quella angelica; oppure è il male
stesso che brucia la forma esteriore,
così che la bellezza spirituale

traspaia un po’. Non so come altrimenti
spiegar l’effetto della tua figura
consunta sul mio cuore, Maddalena:

come le foglie sommosse dai venti,
barbaglianti nell’estiva calura,
m’ispiran pace e una sottile pena.

Laggiù, nascosta
dietro un fiore di veccia,
la grigia città.