Spore

ed altri esercizi poetici

…poi, con un gesto inconscio, mi succede
di alzare gli occhi stanchi verso il cielo
e sento, come se cadesse un velo,
che l’occhio più di prima adesso vede;

e il ricordo alla mente si concede
come ad un’ape un succulento stelo:
avverto anch’io l’ebbrezza del disgelo,
quando il Sole in Ariete mette piede;

e mi ricordo delle lunghe notti
d’estate, consumate sopra il tetto
di casa sua, a guardare le stelle;

e so per certo che, se mi proietto
con tutto me verso i cieli incorrotti,
ritorneranno ancora le ore belle.

Ora che son cresciuto
(adulto no, soltanto un po’ più vecchio),
riconosco nei gusti dell’orecchio
quanto sul cuore il tempo abbia potuto.

Mi piaceva la musica, una volta
(delle mie preferenze andavo fiero):
quei suoni più l’orecchio non li vuole.
Adesso non ascolta
che il silenzio sincero
e la tenue armonia delle parole.

Non ammette finzione
l’arte di raccontare un’emozione.

Niente è più veritiero
di un penetrante silenzio, davvero.

Non collima

I desideri, quando si realizzano,
perdon sempre qualcosa.

C’è un divario incolmabile
tra il mondo immaginario e la realtà.

- È così anche per te?

O sarà tanta la dimestichezza
con l’esercizio della fantasia
che colgo subito le imperfezioni.

Le fragole, ad esempio:
quando me ne parlarono,
prima della mia nascita,
le immaginavo molto più strazianti
nella loro infantile ingenuità.

Io le farei così.

Se mi permetti un minuscolo appunto,
devi fare più pratica, Signore,
nel disegnare le cose piacevoli,
ce n’è tanto bisogno.

E manchi sempre il segno
di una sciocchezza appena.

“Fermati, vïator, se saper vuoi
l’essito de la mia vita meschina:
Gaspara Stampa fui, donna e reina
di quante unqua puttane fûr tra voi.
M’ebbe vergine il Gritti, ed ho da poi
fatto di mille e più cazzi ruina;
vissi sempre di furto e di rapina,
m’uccise un cazzo con gli èmpiti suoi.
Vergai carte d’amor con l’altrui stile,
che per quel fatto i versi mi facea
il Fortunio, compare mio gentile.
Va’ in pace, e, per temprar mia pena rea,
inestiami col membro tuo virile,
ché sol quel, mentre vissi, mi piacea.”

– Autore ignoto, Epitaffio infamante per la poetessa Gaspara Stampa

Neanche il guizzo stimolante di due versi ben fatti
allieta questa scialba serata di primavera…
Se taci, musa sterile, non guardarmi nemmeno.