Sporae

ed altri esercizi poetici

“Baglior e chiar di luna, lì, davanti al mio letto;
c’è forse della brina, al suolo o sul terreno?
Se alzo la mia testa, guardo il chiaro di luna;
e, se l’abbasso, penso al villaggio natìo.”

– Li Po, Pensieri di una notte tranquilla

Dentro di me c’è una tempesta di pensieri,
ansie e preoccupazioni, come pioggia e vento:
eppure questa notte è talmente tranquilla!
Da dove, dunque, questo spirito inquieto?

Cullo il mio cuore lentamente per calmarlo,
dondolando e cantando nel chiaro di luna:
solo un pazzo o un poeta lo possono fare.
Nel sonno, sento il vento entrar dalla finestra.

Brezza notturna:
sulla punta di un ramo
si culla un geco

La campagna dove non c’è niente

Ciò che mi piace della campagna aperta
sono gli alberi, i boschi, le ampie vallate,
i sentieri che sfumano in cima a un’erta,
su cieli tersi; le gole soffocate

dall’erba alta, le lepri spaventate,
le aspre cicale, il volo di un rapace,
le gore asciutte, le rocce incastonate
come canini di una bocca vorace…

Ma ciò che più di tutto il resto mi piace
sono i silenzi intesi, vertiginosi,
che ti spalancano un vuoto pertinace
in testa e scacciano i pensieri noiosi;

non solo è assenza di suoni fastidiosi,
ma è mancanza di immagini, di parole,
di tutti i segni ed i sensi artificiosi
che le persone, per non sentirsi sole,

han costruito: palazzi, strade, scuole,
pubblicità, romanzi, sindacati,
negozi, relazioni, vigili, aiuole
dove gli alberi vivono segregati…

Ma questi spazi vivi, incontaminati,
che sono - per quel senso - terra deserta,
svelano sensi misteriosi, increati,
a un cuore amante e ad una menta aperta.

“Sei incisa nel palmo della mia mano
come, sul muro della moschea,
i caratteri cufici.
Sei incisa nel legno della mia sedia amore mio,
nel bracciolo, nel sedile,
e tutte le volte che cerchi,
anche per un attimo solo,
di allontanarti
ti vedo nel cavo della mia mano.”

– Nizar Qabbani (via natapolla)